26.02.2014 00:00

All'età di 9 anni...

«A 9 anni ho fatto un sogno, che mi rimase profondamente 
impresso nella mente tutta la vita. Nel sogno mi parve di essere 
vicino a casa, in un cortile assai spazioso, dove stava raccolta 
una moltitudine di fanciulli che giocavano. Alcuni ridevano, non 
pochi bestemmiavano. All'udire quelle bestemmie mi sono subito 
lanciato in mezzo a loro, adoperando pugni e parole per farli 
tacere. 
In quel momento apparve un Uomo venerando, nobilmente 
vestito. Il volto era così luminoso che non potevo fissarlo. Mi 
chiamò per nome e mi disse: 
- Non con le percosse, ma con la mansuetudine e con la carità 
dovrai acquistare questi tuoi amici. Mettiti dunque 
immediatamente a parlare loro sulla bruttezza del peccato e 
sulla preziosità della virtù. 
Confuso e spaventato risposi che io ero un ragazzo povero e 
ignorante. In quel momento i ragazzi, cessando le risse e gli 
schiamazzi, si raccolsero tutti intorno a Colui che parlava. Quasi 
senza sapere cosa dicessi: 
- Chi siete voi - domandai - che mi comandate cose impossibili? 
- Proprio perché queste cose ti sembrano impossibili, dovrai 
renderle possibili con l’obbedienza e acquistando la scienza. 
- Come potrò acquistare la scienza? 
- Io ti darò la Maestra. Sotto la sua guida potrai diventare 
sapiente. 
- Ma chi siete voi? 
- Io sono il Figlio di Colei che tua madre ti insegnò a salutare tre 
volte al giorno. Il mio nome domandalo a mia Madre. 
In quel momento vidi accanto a lui una Donna di maestoso 
aspetto, vestita di un manto che splendeva come il sole. 
Scorgendomi confuso, mi fece cenno di avvicinarmi, mi prese con 
bontà per mano: 
- Guarda! - mi disse. Guardando mi accorsi che quei fanciulli 
erano tutti scomparsi, al loro posto vidi una moltitudine di 
capretti, di cani, di gatti, di orsi e di parecchi altri animali. 
- Ecco il tuo campo, ecco dove dovrai lavorare. Renditi umile, 
forte e robusto: e ciò che in questo momento vedi succedere di 
questi animali tu lo farai per i miei figli. Volsi allora lo sguardo, ed ecco: invece di animali feroci 
apparvero altrettanti mansueti agnelli, che saltellando 
correvano e belavano, come per far festa intorno a quell'Uomo e 
a quella Signora. 
A quel punto, sempre nel sogno, mi misi a piangere, e pregai 
quella Donna a voler parlare in modo chiaro, perché io non 
sapevo cosa volesse significare. 
Allora Essa mi pose la mano sul capo e mi disse: 
- A suo tempo tutto comprenderai 
Aveva appena dette queste parole che un rumore mi svegliò, e 
ogni cosa disparve. Io rimasi sbalordito. Mi sembrava di avere le 
mani che facevano male per i pugni che avevo dato, che la faccia 
mi bruciasse per gli schiaffi ricevuti da quei monelli. 
Al mattino ho raccontato il sogno prima ai miei fratelli, che si 
misero a ridere, poi a mia madre e alla nonna. Ognuno dava la 
sua interpretazione: “Diventerai un pecoraio”, disse Giuseppe. 
“Un capo di briganti”, malignò Antonio. Mia madre: “Chissà che 
non abbia a diventare prete”. Ma la nonna diede la sentenza 
definitiva: “Non bisogna badare ai sogni”. Io ero del parere della 
nonna. Tuttavia non riuscii mai a togliermelo dalla mente». 

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